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“Nella vita di ognuno i momenti importanti sono quattro o cinque; tutto il resto fa soltanto volume”

Ennio Flaiano
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di DL4U (del 29/01/2008 @ 22:40:33, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 1088 volte)
Angel
Aerosmith, 1988
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Oggi, mentre cercavo di far passare il tempo durante un'interminabile coda in autostrada, rovistando tra i cd in macchina è venuta fuori la raccolta dei greatest hits degli Aerosmith. Ed "Angel" è stato il secondo mp3 suonato dopo aver inserito il disco nel lettore... una classica e sicura ballata rock che fonde armonicamente le chitarre elettriche di Joe Perry e Brad Whitford, il basso di Tom Hamilton, la batteria di Joey Kramer e l'inconfondibile voce di Steven Tyler. Scritta dalla stesso Tyler con Desmon Child, "Angel", venne pubblicata come singolo nel 1988 e quindi inserita nell'album Permanent Vacation dello stesso anno. Un po' meno nota delle altre classiche ballate del gruppo americano (quali, per esempio, "What it Takes", "Dream On" o "I Don't Want to Miss a Thing" ) è comunque un buon pezzo, coinvolgente, e dalle tipiche caratteristiche del "ballatone" romantico anni 80-90: chitarra a profusione, voce del cantante struggente, e testo melodrammatico (e moderatamente parac*lo come spesso in questa tipologia di canzoni) con il solito sfigato di turno straziato d'amore. Nulla di innovativo per carità (come del resto anche il titolo del post che, da perfetto riciclatore, ho mutuato direttamente dal precendente su Benni) ma sicuramente un pezzo sincero sempre convolgente da ascoltare sullo stereo a volume moderatamente alto. Signore e signori, questi sono gli Aerosmith e questa è Angel....


I'm alone
Yeah, I don't know if I can face the night
I'm in tears and the cryin' that I do is for you
I want your love - Let's break the walls between us
Don't make it tough - I'll put away my pride
Enough's enough I've suffered and I've seen the light

Baby
You're my angel
Come and save me tonight
You're my angel
Come and make it all right


Don't know what I'm gonna do
About this feeling inside
Yes it's true - Loneliness took me for a ride
Without your love - I'm nothing but a begger
Without your love - a dog without a bone
What can I do I'm sleeping in this bed alone


Come and save me tonight

You're the reason I live
You're the reason I die
You're the reason I give
When I break down and cry
Don't need no reason why

Baby, baby
You're my angel
Come and save me tonight
you're my angel
Come and take me allright
Come and save me tonight, Come and save me tonight, Come and save me tonight,
Come and save me tonight, Come and save me tonight
Sono solo
Yeah, non sono sicuro di poter fronteggiare la notte
Sono in lacrime e il mio pianto è per te
Voglio il tuo amore –abbattiamo i muri
che ci sono fra noi.
Non renderlo difficile- io metterò
da parte il mio orgoglio
Quando è troppo è troppo, ho sofferto
e ora ho visto la luce

Piccola
Tu sei il mio angelo
Vieni a salvarmi stanotte
Sei il mio angelo
Vieni a sistemare tutto

Non so cosa sto per fare
Per questa sensazione dentro di me
Sì è vero, la solitudine mi ha preso per una corsa
Senza il tuo amore non sono niente,
se non un poveraccio
Senza il tuo amore sono
come un cane senza osso
Cosa posso fare, sto dormendo in
questo letto da solo

Vieni a salvarmi stanotte

Tu sei la ragione per cui vivo
Sei la ragione per cui muoio
Sei la ragione per cui capisco,
quando crollo e piango,
che non ho bisogno di ragioni

piccola, piccola
tu sei il mio angelo
vieni a salvarmi stanotte
sei il mio angelo
vieni a farmi stare bene
vieni a salvarmi stanotte, vieni a salvarmi stanotte, vieni a salvarmi stanotte
vieni a salvarmi stanotte, vieni a salvarmi stanotte

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Di DL4U (del 25/01/2008 @ 17:52:21, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 688 volte)
"Se incontri un angelo, non avrai pace ma febbre"



La citazione che riporto sopra è tratta dal romanzo di Stefano Benni "Margherita Dolcevita" (pubblicato nella collana Universale Economica Feltrinelli, 2005) che ho terminato di leggere in questi giorni ed è il passo che più mi è rimasto impresso per la forza della sua semplicità. Come sempre devo dire che la lettura di Benni non ha deluso le mie aspettattive: ho conosciuto un nuovo personaggio, Margherita una “bambina in scadenza”, come ama definirsi lei stessa: quasi quindici anni, occhi blu, capelli biondi ricci “che sembrano una piantagione di fusilli”, qualche chilo di troppo e un problema al cuore, “una valvola spanata che fa ta-tunf invece di tunf-ta”. Vivace e simpatica la sua vita scorre tranquilla in una casetta alla periferia di una città, nell'unica zona ancora verde sopravissuta al cemento e all'asfalto; la famiglia di Margherita è composta dal padre pensionato, Fausto, che eclettico riparatore di vecchi oggetti, della madre Emma, casalinga appassionata di telenovele, da un fratello maggiore Giacinto, diciottenne, infestato dai brufoli, che “nella vita ha due grandi interessi: il calcio e il pallone” e un fratello minore, Erminio detto Eraclito, “genietto rompiballe nonchè il dito da videogioco più veloce del West”. A completare il quadretto famigliare un nonno un po' svitato ma saggio, di nome Socrate e Pisolo un cane, o meglio un “cancatalogo”, perché “più che un incrocio è un catalogo di tutte le razze canine e animali e forse vegetali apparse sulla Terra”.
La quiete di questa famiglia normale ma bizzarra viene sconvolta dall’arrivo dei nuovi vicini di casa fichissimi, supertecnologici e alla moda, ma vittime del consumismo del più feroce arrivismo. E' la famiglia dei Del Bene: padre affarista e maneggione, dotato di sorriso finto e una chioma sintetica trapiantata di fresco (... chissà da chi avrà preso spunto il buon Benni per questo personaggio ?!? : - ) ... ), madre schiava della moda e cazzeggiatrice di professione, una figlia adolescente tanto bella quanto vuota e un figlio, Angelo, misterioso e relegato in un angolo dalla famiglia come malato di problemi psicologici.

Dalla loro casa a forma di cubo, impenetrabile e misteriosa, i Del Bene esercitano ogni forma possibile di ingerenza nei confronti dei vicini che a poco a poco finiscono per cadere nella rete di lusinghe di uno stile di vita fondato sul culto del benessere materiale, dell'estetica fine a se stessa, e sul rifiuto di tutti coloro che sono ai margini della società: poveri, anziani e extracomunitari. L'unica nella famiglia che non molla è la piccola grande Margherita: con coraggio, spirito critico, e aggrappata alla forza dei sentimenti autentici, della natura e della fantasia, Margherita non si arrende, intuisce il piano subdolo dei Del Bene e reagisce alla grave minaccia con l’aiuto del piccolo Eraclito, di Angelo e della “Bambina di polvere”, la sua amica invisibile, fantasma di un piccola vittima innocente della brutalità della guerra.

Con il suo solito stile unico e sublime Benni imbastisce un' amara metafora della società moderna e delle sue degenerazioni peggiori. Nel romanzo Margherita Dolcevita è un’impietosa denuncia della perdita dei valori autentici, della volgarità del potere e dell’arroganza della ricchezza: ovvero i mali che al giorno d'oggi minacciano la bellezza e la purezza della vita e dei sentimenti. Leggetelo, non ho altro da dire. Nel frattempo sono alla ricerca dell'ultima fatica di Benni: "La grammatica di Dio" , uscito nel 2007, son sicuro che anche questo sarà da consumare in un fiato.

"Il mondo si divide in:
quelli che mangiano la cioccolata senza pane
quelli che non riescono a mangiare la cioccolata se non mangiano anche il pane
quelli che non hanno la cioccolata
quelli che non hanno il pane"

(citazione tratta dall'incipit del romanzo)


 
Di DL4U (del 21/01/2008 @ 22:05:47, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 691 volte)
You Shook Me All Night Long
AC/DC

album "Back in Black" , 1980, Atlantic Record
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Questa canzone è al decimo posto nella classifica "100 Greatest songs of the 80's" del 2006 ed è , assieme a "Back in Black" e "Highway to Hell", tra le più famose canzoni degli AC/DC. Saranno pochi quelli che tra di voi non la riconosceranno già dalle prime note. Un bel classico del rock carico di energia, ogni commento sarebbe superfluo! Solo una curiosità: il titolo della canzone è tratto da un testo di una canzone del 1962 di Willie Dixon intitolata "You Shook Me" che fu oggetto di cover anche da parte dei Led Zeppelin nel 1969 con una versione contenuta nel loro album d'esordio.
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sopra: la cover originale del singolo del 1980
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She was a fast machine she kept her motor clean
She was the best damn woman that I ever seen
She had the sightless eyes telling me no lies
Knocking me out with those American thighs
Taking more than her share
Had me fighting for air
She told me to come but I was already there
'Cause the walls start shaking
The earth was quaking
My mind was aching
And we were making it

And you shook me all night long
Yeah you shook me all night long

Working double time on the seduction line
She's one of a kind she's just mine all mine
Wanted no applause it's just another course
Made a meal outta me
And come back for more
Had to cool me down to take another round
Now I'm back in the ring to take another swing
'Cause the walls were shaking
the earth was quaking
My mind was aching
And we were making it

And you shook me all night long
Yeah you shook me all night long
It knocked me out I said you
Shook me all night long
You had me shaking and you
Shook me all night long
Yeah you shook me
When you took me

You really took me and you
Shook me all night long
Ah, you shook me all night long
Yeah yeah you shook me all night long
You really got me and you
Shook me all night long
Yeah you shook me
Yeah you shook me
All night long



Tu mi facevi fremere tutta la notte

Lei era una macchina veloce
Manteneva il suo motore pulito
Era dannatamente la miglior donna
che avessi mai visto
Aveva occhi senza sguardo
Non raccontava menzogne
Mettendomi fuori gioco con quelle cosce americane
Prendendo più di quanto potevo
Ho avuto il mio combattimento per l'aria
Mi diceva di venire ma io ero già li
Perché i muri iniziavano ad agitarsi
La terra tremava
La mia mente era dolorante
Lo stavamo facendo e tu

Mi facevi fremere tutta la notte
Yeah, mi facevi fremere tutta la notte

Lavorando il doppio
Sulla linea della seduzione
Lei era di un certo tipo, semplicemente mia,
solo mia
Non cercava applausi
Solo un'altro giro
Mi mangiava in un boccone e tornava indietro per averne ancora
Mi son dovuto raffreddare
Per permettermi un'altro giro
Ora sono tornato sul ring per concedermi
un'altro ballo
Perché i muri iniziavano ad agitarsi
La terra tramava
La mia mente era dolorante
Lo stavamo facendo e tu
E mi mettevi fuori combattimento e poi

Mi facevi fremere tutta la notte
Mi hai fatto fremere e
Mi facevi fremere tutta la notte
Yeah, mi facevi fremere

Bhe, mi hai preso
Hai preso davvero me e te
Mi facevi fremere tutta la notte
Ooooh tu mi facevi fremere tutta la notte
Yeah, yeah, tu
Mi facevi fremere tutta la notte
Hai preso davvere me e te
Yeah, mi facevi fremere, yeah,
mi facevi fremere
Tutta la notte

sopra: la cover originale dell' album Back in Black del 1980
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Many thanks to Marta, who helps me to remind me this song : - )


 
Di DL4U (del 02/01/2008 @ 18:25:42, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 936 volte)
The sound of silence
(Paul Simon and Art Garfunkel, album "Sounds of silence", 1965)



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Proprio ieri sera ho riscoltato le strofe dolci e malinconiche di questa canzone rivedendo in tv il film "il Laureato" con Dustin Hoffman. Ogni volta che mi capita di risentirla ripenso con un filo di nostalgia al periodo delle scuole superiori quando durante una lezione di inglese "alternativa" sentii per la prima volta questo pezzo."The sound of silence" assieme all'altrettanto famosa "Mrs. Robinson" sempre di Simon & Garfunkel compongono i due pilastri della colonna sonora di un film che è divenuto negli anni un insuperabile pezzo di storia del cinema e icona di un'intera generazione: prodotto nel 1967, "il Laureato" (The graduate nel titolo originale americano) anticipa attraverso un racconto sentimentale i fermenti giovanili di ribellione che esploderanno di lì a poco nelle grandi contestazioni del 1968. Il testo della canzone invece affronta il tema dell'incolumità umana raccontandone sogni ed incubi e riuscendo nell'esercizio estremo di dare un suono al silenzio. “The Sound Of Silence”, con la sua struggente e aggraziata malinconia, è uno dei vertici assoluti del folk-rock.  Una canzone che è poesia, una poesia che è rock e esprime il tramonto di un’era, una desolante atmosfera di solitudine: due ragazzi, una chitarra e il silenzio che li avvolge nel freddo della notte, trasportati verso un mondo poetico e visionario.





 
Di DL4U (del 21/12/2007 @ 00:13:17, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 777 volte)



One

U2
(Achtung Baby, 1991)
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in alto: la cover originale del singolo "One"
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ln alto la copertina dell'album "Achtung Baby" pubblicato dagli U2 il 18 novembre 1991 e contenente tra le altre "One". Rivoluzionario nei suoni ed innovativo nei contenuti, questo disco è ritenuto è il vero capolavoro della band irlandese.

Nel 2006 gli U2 hanno realizzato una nuova versione di "One"
re-interpretata nella parte vocale da con Mary J. Blige una delle voci più raffinate del panorama musicale mondiale.

Con questa nuova edizione gli U2 hanno sbaragliato i Grammy Awards 2006 a Los Angeles
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Ed ora un po' di appunti in libertà sulla canzone.

E' per molti versi controverso il significato della parola "One" che dà il titolo a questa famosa canzone degli U2. La versione più ovvia interpreta nel testo semplicemente una difficile relazione amorosa: due persone che non riescono a mantenere stabile il rapporto per continui litigi e ferite reciproche. Altre intepretazioni vedono in One l'unicità in senso sprituale altri, contestualizzando la canzone con lo specifico periodo storico in cui uscì e con un lungo tour della band in Germania, tendono ad associare il testo alla caduta del muro di Berlino (1989) e alla riunificazione tedesca. In realtà la versione più attendibile tende ad intepretare il testo come il racconto personale della vita passata assieme al padre da Bono (leader della band), dopo che questi perse la madre all'età di quattordici anni. Di seguito da You Tube trovate la versione originale del video della canzone....







 
Di DL4U (del 17/12/2007 @ 10:27:13, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 1164 volte)

Cosa si prova

di Giorgio Gaber - Sandro Luporini (1987)


"Interno - esterno" - Olio su tela di Sandro Luporini


Cosa di prova in un giorno normale
cosa si prova di nuovo ogni risveglio
cosa si prova quando stiamo male
quando si soffre per un piccolo dettaglio.

Cosa si prova in tutte quelle ore
in cui nulla può accadere.
Cosa si prova in tutte quelle ore
in cui nulla può accadere.

Cosa si prova quando c'è un'amicizia vera
e poi si beve insieme e sei anche contento
ma senza impegno e finché dura
con la disinvoltura di vivere al momento.

Cosa si prova in tutte quelle ore
in cui nulla può accadere.

Non resta che il sapore di un'immagine stordita
a volte allegro a volte doloroso
ma senza la memoria accade che la vita
è come un libro che si sfoglia a caso.

Ma che si prova se senti nascere
come da un'altra vita un'energia sconosciuta
se ritrovi il gusto di un gesto semplice
che lasci un segno
ti sembra che la vita sia possibile
ma forse è un sogno.

Cosa si prova ad accarezzare i suoi capelli biondi
cosa si prova a guardare i suoi fianchi ore e ore
cosa si prova appena dopo litigi furibondi
a rinnamorarsi e poi a stufarsi per un raffreddore.

Cosa si prova, cosa viene in mente
a non provare niente.
Cosa si prova, cosa viene in mente
a non provare niente.

Cosa si prova se in due si vive meglio
e ci si sposa, magari in primavera
cosa si prova se all'improvviso nasce un figlio
senza capire il senso di una famiglia vera.

Cosa si prova, cosa viene in mente
a non provare niente.

Mi resta solo un po' di nostalgia di tutto quel che perdo
le cose buone e le persone care
migliaia di frammenti e dietro ogni ricordo
ti resta solo un vago ricordare.

Ma che si prova se senti nascere
come da un'altra vita un'energia sconosciuta
se ritrovi il gusto di appartenere
al mondo intero
ti sembra di sfiorare l'impossibile
e forse è vero.

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Con questo post voglio suggerirvi un paio di link per la vostra navigazione: sono i siti ufficiali di Giorgio Gaber
( http://www.giorgiogaber.org ) e Sandro Luporini ( http://www.luporini.it ) autori tra l'altro del testo che vedete pubblicato sopra. Nel sito del "Signor G" potrete trovare un'ampia selezione di testi di poesie, canzoni e brani per il teatro. In quello di Luporini, eclettico pittore e scrittore, una galleria on line delle principali opere dell' artista.

Giorgio Gaber

Giorgio Gaberscik nasce a Milano il giorno 25 gennaio 1939. Adolescente, per curare il braccio sinistro colpito da paralisi, a 15 anni inizia a suonare la chitarra. Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria frequenta la facoltà di Economia e Commercio alla Bocconi pagandosi gli studi con i guadagni provenienti dalle serate in cui suona al Santa Tecla, famoso locale milanese. Conoscerà qui Adriano Celentano, Enzo Jannacci e Mogol; quest'ultimo lo invita alla Ricordi per un'audizione: è lo stesso Ricordi a proporgli di incidere un disco.

Comincia una brillante carriera con "Ciao, ti dirò", scritta con Luigi Tenco. Sono degli anni successivi le indimenticabili "Non arrossire", "Le nostre serate", "Le strade di notte", "Il Riccardo", "Trani a gogò", "La ballata del Cerruti", "Torpedo blu", "Barbera e champagne".
Nel 1965 sposa Ombretta Colli. Partecipa inoltre a quattro edizioni del Festival di Sanremo (con "Benzina e cerini", 1961; "Così felice", 1964; "Mai mai mai Valentina", 1966; "E allora dai", 1967), oltre a condurre vari spettacoli televisivi; nell'edizione 1969 di "Canzonissima" propone "Com'è bella la città", uno dei primi brani che lasciano intravedere il successivo cambio di passo.
Nello stesso periodo, il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire un recital, "Il signor G", il primo di una lunga serie di spettacoli musicali portati in teatro che alternando canzoni a monologhi trasportano lo spettatore in una atmosfera che sa di sociale, politica, amore, sofferenza e speranza, il tutto condito con un'ironia tutta particolare, che smuove risate ma anche la coscienza.


«Credo che il pubblico mi riconosca una certa onesta' intellettuale. Non sono ne' un filosofo ne' un politico, ma una persona che si sforza di restituire, sotto forma di spettacolo, le percezioni, gli umori, i segnali che avverte nell'aria.»

Far finta di essere sani (1972), Libertà obbligatoria" (1976), Polli d'allevamento (1978). Il grigio (1989), E pensare che c'era il pensiero (1995), Un'idiozia conquistata a fatica (1998) sono i suoi lavori più significativi.

Dopo gli album dedicati esclusivamente alla registrazione integrale dei suoi spettacoli, torna al mercato discografico ufficiale con l'album "La mia generazione ha perso" (2001) che include il singolo "Destra-Sinistra": ironico, con le solite graffianti insinuazioni, è un brano decisamente attuale, visto il periodo pre-elettorale in cui esce.

Scompare il giorno 1 gennaio del 2003, all'età di 63 anni, stroncato da una lunga malattia nella sua villa di Montemagno a Versilia, dove si era recato per trascorrere il Natale accanto alla moglie e alla figlia Dalia.

Il 24 gennaio dello stesso anno uscira', quasi come un testamento artistico, "Io non mi sento italiano", l'ultimo lavoro dell'indimenticabile artista.



Sandro Luporini


Sandro Luporini
è nato a Viareggio nel 1930.
Studia ingegneria all'Universita' di Pisa, ma nel 1953 abbandona l'Università per dedicarsi alla pittura e si trasferisce a Roma. Nel 1956 si trasferisce a Milano e si lega alla Galleria Bergamini. Tra il 1950-1955 ottiene vari premi a Viareggio, Livorno, Tirrenia, Lucca, Stiava e Pisa. Successivamente il Premio San Fedele, Milano (1956), Modiglioni (1956), Suzzara (1957), Michetti di Francavilla (1957), Modiglioni (1958).
Nel 1959 è invitato alla VIII Quadriennale d'arte di Roma e alla I Rassegna della giovane pittura italiana in Giappone. Abbandona la partecipazione ai Premi e allestisce mostre personali nel 1958, 1959, 1961 e contemporaneamente partecipa a importanti mostre collettive, facendo parte del gruppo, poi definito "Realismo esistenziale".
Nel 1964 si lega alla Galleria Il Fante di Spade di Roma e Milano assieme a un gruppo di importanti artisti. Oltre a Luporini ne facevano parte Mac Garrell, Perez, Ferroni, Aillaud, Vespignani e Guerreschi.
Risiede a Milano sino alla fine degli anni '70. Nei primi anni '80 ritorna a vivere a Viareggio, sua città natale, pur mantenendo stretti contatti con Milano.
Nel 1983 Sandro Luporini si lega alla Galleria Adac a Modena e con essa allestisce mostre personali e collettive in molte città italiane, tra cui il Palazzo dei Diamanti a Ferrara, il Palazzo Ducale di Mantova, Lo Spazio Oberdan a Milano.



"Un bacio" di Sandro Luporini (1999-2000)
Olio su tela - cm 40 x 50



Gaber e Luporini



 
Di DL4U (del 30/11/2007 @ 21:57:53, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 760 volte)


Oh my sweet child ...


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Torniamo sul tema musica e dintorni con un testo di una canzone. Questa volta vi propongo un approccio diverso: leggete il testo tradotto e pubblicato di seguito: provate ora ad indovinare di quale brano si tratta...vi vengo in aiuto dicendovi che il "riff" iniziale di questa canzone è stato da molti ritenuto
uno dei migliori (sicuramente uno dei più noti e riconoscibili) assoli di chitarra di tutti i tempi...

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DOLCE BAMBINA MIA

Ha un sorriso che mi é familiare

Mi ricorda memorie d’ infanzia
Dove tutto era puro e splendente
come il cielo azzurro

Prima o poi vedo il suo viso
e lei riesce a portarmi in quel posto speciale
E se lo fissassi troppo a lungo
Probabilmente scoppierei a piangere

Dolce bambina mia
Dolce amore mio

Ha il colore degli occhi del cielo più blu
Come se pensassero alla pioggia
Odio guardare dentro quegli occhi
E vederci quel pò di dolore

I suoi capelli mi ricordano
Un posto caldo e sicuro
Dove mi nasconderei come farebbe un bambino
E pregherei affinchè il tuono e la pioggia
Se ne andassero da me con calma

Dolce bambina mia
dolce amore mio

Dove andiamo?
Dove andiamo adesso?
Dove andiamo?
Dolce bambina mia

Dove andiamo?
Dove andiamo adesso?
Dove andiamo?
Dolce bambina mia

Dolce bambina mia
dolce amore mio.
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Indovinato? Beh .. vi aiuto... eccone ora il testo originale in inglese:
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She's got a smile that it seems to me
Reminds me of childhood memories
Where everything
Was as fresh as the bright blue sky
Now and then when I see her face
She takes me away to that
special place
And if I stared too long
I'd probably break down and cry

Sweet child o' mine
Sweet love of mine

She's got eyes of the bluest skies
As if they thought of rain
I hate to look into those eyes
And see an ounce of pain
Her hair reminds me
of a warm safe place
Where as a child I'd hide
And pray for the thunder
And the rain
To quietly pass me by

Sweet child o' mine
Sweet love of mine

Where do we go
Where do we go now
Where do we go
Sweet child o' mine

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Ormai lo avete sicuramente individuato... eccolo svelato:

Sweet Child O' Mine
(Appetite for Destruction -1988)






P.S. chi di voi lo aveva riconosciuto al primo colpo?? Ogni commento all'assolo iniziale di Slash e della sua Gibson Les Paul Standard sarebbe inutile.. unico e irripetibile, ancor oggi un pezzo che rappresenta una sorta di "esame di maturità" per ogni apprendista chitarrista. "Sweet Child O' Mine" e "November Rain" sono, fuori da ogni dubbio, i due più celebri pezzi del repertorio dei Guns 'N' Roses.
 
Di DL4U (del 23/11/2007 @ 17:09:33, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 690 volte)




UN GRAN BEL FILM

( Vasco Rossi - Nessun Pericolo Per Te - 1996 )
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Io lo so che le "cose" poi, non sono mai "come"...
come te le aspettavi te
io sono triste però
io sono triste un po'
Dimmi pure dimmi subito "che fortuna che ho"
io che mi sento un po' "comico"...
proverò a ridere un po'
proverò a ridere un po'

Io che credevo alle favole..
e non capivo le logiche...
è una fortuna che sono..
oooh! oooh!
ancora "vivo"!

In questo mondo in questo mondo di "fenomeni"..
di gente pronta ad uccidersi
io "un fucile" ce l'ho
lo tengo sotto il letto!
Sei tu sei tu che non ti vai bene mai come sei
che ti preoccupi sempre dei fatti miei
lasciami vivere oh!
io ti capisco però

Quando arrivano i conti sai
ognuno paga comunque i suoi
e sta' tranquillo che io..
ooh ooh!!
i soldi ce li ho!

Quando sono sulle nuvole
lo sai che a volte si
mi sento un po' "instabile"
però è "un gran bel film"...un gran bel film....
un gran bel film...
...Steve McQueen

....è una fortuna lo so
...che sono ancora vivo!!!!!

Quando arrivano i conti sai
ognuno paga comunque i suoi
quindi tu prega il tu Dio
ooh ooh!!
che io prego il mio

Quando sono sulle nuvole
lo sai che a volte si
mi sento un po' "instabile"
però è "un gran bel film"...un gran bel film..
........spegnimi!

___________________________________

il video live ( Vasco Tour del 2005) della canzone tratto da YouTube:


 
Di DL4U (del 14/11/2007 @ 23:38:10, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 635 volte)

STAND BY ME
(Ben E. King - 1961)


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When the night has come
And the land is dark
And the moon is the only light we'll see
No I won't be afraid, no I won't be afraid
Just as long as you stand, stand by me

And darlin', darlin', stand by me, oh now now stand by me
Stand by me, stand by me

If the sky that we look upon
Should tumble and fall
And the mountains should crumble to the sea
I won't cry, I won't cry, no I won't shed a tear
Just as long as you stand, stand by me

And darlin', darlin', stand by me, oh stand by me
Stand by me, stand by me, stand by me-e, yeah

Whenever you're in trouble won't you stand by me, oh now now stand by me
Oh stand by me, stand by me, stand by me

Darlin', darlin', stand by me-e, stand by me
Oh stand by me, stand by me, stand by me

Quando cadrà la notte

e la terra sarà buia
e l'unica luce che vedremo sarà la luna
no, non avrò paura, non avrò paura
finché tu sarai con me, sarai con me

e cara, cara sta' con me, adesso adesso sta' con me
stai con me, stai con me

Se il cielo che noi guardiamo
dovesse crollare e cadere
e le montagne dovessero sbriciolarsi nel mare
non piangerò, non piangerò, non verserò una lacrima
finché tu sarai con me

e cara, cara stai con me, stai con me
stai con me, stai con me, stai con me

Ogniqualvolta sarai in difficoltà, starai con me?
oh adesso, adesso stai con me

o stai con me, stai con me, stai con me
cara, cara, stai con me, stai con me
oh stai con me, stai con me


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Questa canzone è una delle mie preferite, nonchè colonna sonora di un film a cui ho già dedicato
un post in questo blog.

Tra le sue innumerevoli cover una delle più note e famose è quella di Jonh Lennon, che amava molto questo brano; venne spesso usata dai Beatles come brano di "riscaldamento" nelle sessioni di registrazione in sala.

Di seguito il video da YouTube della versione di John Lennon
(contenuta nella raccolta postuma "Imagine" del 1988)

 
Di DL4U (del 12/11/2007 @ 23:28:23, in Musica, testi, citazioni, canzoni, linkato 1935 volte)


J.D. Salinger
Il giovane Holden

Proviamo in questo post ad imbastire quella che comunemente verrebbe definita recensione, ma più realisticamente si tradurrà in una serie di riflessioni ed appunti personali sul racconto “Il giovane Holden” di Jerome David Salinger . Forse poco noto in Italia, di sicuro non quanto dovrebbe, negli Stati Uniti è un caso letterario e un continuo best-seller sin dal 1951 anno della sua prima pubblicazione: appena questo testo apparve stupì i lettori per l’originalità del suo linguaggio (soprattutto se contestualizzata nel periodo in cui fi scritto) e per la profonda operazione cognitiva e di riflessione condotta dall’autore. Per la prima volta J.D. Salinger innova il linguaggio letterario raccontando un proprio alter ego, rappresentato dal protagonista del romanzo Holden Caulfield, attraverso il gergo giovanile e uno stile essenziale privo di sentimentalismi o retorica. In Holden. L’autore mette in gioco tutto se stesso nella ricerca angosciosa e angosciante di ogni brandello della verità umana; sulla pagina scritta Salinger fa per la prima volta emergere tutto quanto passa nel subconscio di una persona: i brandelli di idee, i pensieri superficiali, le costruzioni mentali troppo spesso relegate negli angoli della nostra mente compresse come sono dalla furia della normalità della vita di tutti i giorni. Ogni pensiero, apparentemente banale o stupido, ogni automatismo del ragionamento viene riversato nel racconto: questo concetto è estremizzato ed espresso un modo paradigmatico nel passaggio più celebre dell’opera: ovvero l’angosciosa domanda posta dal protagonista ad un autista di taxi di New York in merito alla sorte delle anitre del Central Park, d’inverno, quando il loro laghetto è gelato.

“Il giovane Holden” ha un tema principale che funge da motore a tutto l’impianto narrativo ed è la crisi di un adolescente negli Stati Uniti degli anni ’50. Holden vive in prima persona la dicotomia tra i due estremi opposti della società del tempo: da giovane del suo tempo vive come prima necessità l’anticonformismo e disprezzo per tutto e tutti, da uomo (forse) sente ancora tutto il suo profondo attaccamento nei confronti della famiglia ed in particolare nei confronti della piccola sorellina Phoebe.

Holden è in apparenza il tipico “bravo ragazzo” della media borghesia americana che frequenta un ferreo collegio dove tutto è imbrigliato nelle rigide e algide regole della comunità. Ma tutto questo al lui non va: non sopporta i professori, non lega con i suoi compagni di scuola e non trova posto nelle comitive del collegio in cui vive. Ogni suo pensiero è problematico, ogni rapporto con l’esterno viene vissuto come una costrizione in modo conflittuale, ambivalente; critica in modo spietato e aspro il grigiore della quotidianeità, odia l’indifferenza con cui gli altri ripagano il suo disagio, la sua rabbia risponde con menzogne alle falsità proposte dal mondo degli adulti. Soltanto verso la fine del libro Holden (è quindi Salinger) sembra trovare un po’ di pace dentro di se e pare riconciliarsi con mondo nel passo: "Io, supergiù, so soltanto che sento un pò la mancanza di tutti quelli di cui ho parlato. Perfino del vecchio Stradlater e del vecchio Ackley, per esempio. Credo di sentire la mancanza perfino di quel maledetto Maurice. E' buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti."

E’ possibile cogliere tutto il senso del libro nel suo titolo originale The Catcher in the Rye” e deriva da una strofa di una nota canzone scozzese attribuita a Robert Burns ed intitolata “Coming Through the Rye”. Eccone alcuni passi tradotti in italiano:

« Se una persona incontra una persona
Che viene attraverso la segale,
Se una persona bacia una persona
deve una persona piangere? »

Il titolo originale potrebbe essere tradotto ne "il pescatore nella segale". La poesia di Robert Burns in verità dice: "se scendi tra i campi di segale e ti viene incontro qualcuno". Holden, invece, ne opera inavvertitamente una storpiatura in uno dei passaggi più importanti del romanzo quando, interrogato dalla sorella Phoebe su cosa voglia veramente fare da grande, risponde, ispirandosi proprio alla canzone di Burns, "colui che salva i bambini, afferrandoli un attimo prima che cadano nel burrone, mentre giocano in un campo di segale". Ciò che Holden interpreta (e Salinger scrive) è quindi la cosa che gli piacerebbe fare di più: cioè salvare coloro che inavvertitamente stanno per cadere nel dirupo un attimo prima dell’irreparabile. Spiegando così la metafora e la speranza che sorregge l’intero racconto: il giovane Holden può ancora salvarsi e tramite le sue parole salvare altri adolescenti dalle brutture e dalle ipocrisie del mondo dei grandi. E Salinger ci ammonisce: se quell'assurdità e quello squallore del mondo degli adulti se non vengono affrontati nell'adolescenza (o comunque affrontati) possono portare a gesti estremi più avanti nell’età.

Con questa opera J.D.Salinger e generazioni di giovani americani sono riusciti a fare i conti con il proprio disagio. E' per questo motivo che Holden Caulfield è diventato una sorta di compagno di strada dei giovani americani e non solo.

Come avete visto volutamente non ho rivelato nulla della trama del libro lasciandovi il piacere di leggere in prima persona questo romanzo e farvi quindi una vostra personale impressione. Purtroppo il titolo italiano dell’opera non rende per nulla l’idea originale dell’autore, ma tant’è, come spesso accade nelle trasposizioni da una lingua all’altra.

I temi della “crisi e dell’anticonformismo” affrontati dal libro sono, a distanza di anni ancora di estrema attualità. L’anticonformismo a tutti i costi di chi si adatta solo a ciò che vuole e come vuole,è pericoloso: è normale essere contro tutto e tutti per qualche momento: sono normali e umani gli attimi di intolleranza verso il prossimo e verso le cose che lo circondano. Questi momenti, però, devono essere superati senza diventare la regola e la materia prima della nostra personalità.

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Jerome David Salinger
Il giovane Holden
Einaudi Editore, collana Supercoralli, 1961
Traduzione italiana: Adriana Motti
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