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Appunti di lettura su "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano
Di DL4U (del 19/10/2008 @ 20:20:48, in Letture, linkato 20729 volte)

Nella sera di domenica, mentre smaltisco le fatiche del pranzo e della castagnata in compagnia in quel di Dormelletto, provo a scrivere qualche riga sensata sulle letture di questi giorni. Venerdì ho terminato "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano; il giudizio finale sul libro è sostanzialmente positivo e devo dire che la storia mi ha preso molto tanto da consumarla nell'arco di un paio di giorni di lettura. Non lasciatevi ingannare dal titolo dell'opera: la matematica è solo un pretesto, una metafora, per descrivere la situazione e la storia (dall'infazia all'età adulta) dei due protagonisti, Alice e Mattia, due ragazzi la cui esistenza rimarrà per sempre segnata da due eventi drammatici distinti tra loro che, avvenuti in gioventù, li renderanno unici e diversi da tutto il resto della gente. Esattamente come lo sono i numeri primi in mezzo a tutti altri numeri, Alice e Mattia sono persone un po' speciali, difficili da capire, soli a combattere con sè stessi in mezzo al mondo che scorre senza badare troppo a loro. Il destino ha voluto però che le lore esistenze difficili si incontrassero in più riprese negli anni, a volte sfiorandosi dolcemente, a volte scontrandosi sino al dolore, sino a divenire l'uno parte dell'altro arrivando a definire tra loro un rapporto speciale molto simile a quello che si instaura alla nascita tra due gemelli. Una strana sensibilità l'uno verso l'altro che li porta a cercarsi, ad incrociare le loro storie di vita, senza però mai giungere a sovrapporle. In tutta sincerità devo dire che la lettura del libro mi ha preso molto trascinandomi in fretta verso il finale "in sospeso" del romanzo, a volte toccandomi molto nel profondo e sentendomi un po' partecipe delle vicende dei protagonisti. Non è affatto un libro allegro; anzi alla base di tutto c'è una persistente agoscia che avvolge i personaggi che un po' influenza il lettore che in essi si riconosce. Il tono e la profondità dei temi della storia crescono col passare delle pagine e delle età di Alice e Mattia, sino ad esplodere in un finale inatteso. Una storia delicata e terribile di due adolescenti, due ragazzi imperfetti e speciali, distanti anni luce dai prototipi umani belli e patinati di tante storie raccontate in  troppi romanzi contemporanei (dimenticatevi Moccia, i suoi fighetti e i suoi romanzi da botteghino). Per le loro cicatrici nel fisico e nell'anima, per i loro fallimenti mai confessati, per l'insoddisfazione e l'incapacità di vivere, Mattia e Alice risultano credibili e terribilmente veri. Non voglio sbilanciarmi troppo sul puro giudizio letterario: essendo un'opera prima la mano è sicuramente perfettibile. Molti critici hanno avuto da appuntare all' autore per il suo stile a volte acerbo e hanno confrontato "La Solitudine" con altri classici romanzi di formazione (vedi "Il giovane Holden"): direi che il paragone è ingiusto; preferisco considerare questo libro un prodotto sincero e sentito della generazione degli attuali trentenni (sono di quest'età l'autore, i suoi personaggi e lo sono io ... forse per questo la storia mi ha coinvolto molto). Una nuova leva di scrittori capaci di osservare, con un occhio diverso e profondo, gli angoli oscuri della nostra società e i suoi figli "un po' speciali", quelle persone imperfette e dall'animo ferito, che troppo spesso si sentono a disagio perchè diversi, forse unici nel mondo che li circonda. Come i numeri primi.

"... Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l’interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti “primi gemelli”: sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l’uno all’altro nella loro solitudine ..."

 E il mio 31 è un numero primo...

Nella tabella: la progressione dei numeri primi nell'intervallo da 0 a 100